Ero davvero giovane.
A casa nostra niente Tele+ o altre pay tv, quindi le partite di Champions io e mio padre andavamo sempre a vederle al bar. Lui una birretta o un bicchiere di vino, io una coca cola.
Era un mercoledì proprio di marzo e si giocava Juventus-Deportivo La Coruna, e ci ritrovammo nel bar del palazzetto dello sport del mio paese.
Il locale era pieno di juventini, ma il proprietario e alcuni suoi amici erano interisti.
Partita abbastanza piena di emozioni nel primo tempo, un goal per parte.
Poi arriva il gol di Makaay nella ripresa, 1-2 per loro. Silenzio tra i bianconeri, mentre dal bancone partono le prime risatine e qualche battuta di scherno.
Poco dopo, Trezeguet pareggia. Qualcuno ricordo che si gira verso il bancone e dice "State attenti, manca ancora tempo."
Ma loro niente, anzi, peggiorano. Gli ultimi minuti sono un'agonia, partono addirittura coretti e insulti dal bancone. Mio padre, ormai spazientito, si gira: "Ci sono bambini qui, evitate."
93esimo minuto. Il pallone arriva a Tudor, goal.
Il bar stavolta esplode. Mio padre mi mette le mani sulle orecchie e, per la prima volta in vita sua, lo vedo veramente perdere la calma. Si gira verso il bancone e dice qualcosa... qualcosa che ancora oggi non so cosa fosse, perché ogni volta che gli chiedevo mi rispondeva sorridendo: "Meglio che non lo sai."
Ma quella sera non la dimenticherò mai.
Quindi benvenuto, Igor. Il tuo nome per me non è solo quello di un nuovo allenatore, ma un ricordo indelebile associato a questi colori.