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ico83

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  1. Bentornato Massimiliano. Addio per sempre gondians.
  2. Interessante l'effetto ottico sul retro, vista da lontano. I numeri risaltavano particolarmente. Il fior di fragola chiaramente non è il massimo ma può essere un'idea per un nero che sfuma verso una tonalità di grigio magari.
  3. Quando dico che Zidane dominava mentalmente le partite intendo dire proprio quel che tu non avvertivi, ossia che era lui a deciderne l’esito in ultima istanza, in positivo o in negativo per la propria squadra. E questa cosa la avvertivo a pelle, per questo dissi ai miei coinquilini, al tempo, che nei minuti finali l’avrebbe ribaltata da solo (Francia-Inghilterra). Come nel 2006, finale a Berlino, dissi al mio migliore amico che era lì con me che vedevo Zizou nervosissimo, anche in quel gol sprezzante, traversa e poi dentro di un palmo, c’era un segnale, non esultò. Aveva fastidio nel dribblare Gattuso, aveva fastidio per le provocazioni di Materazzi. Non era lui. Dissi “forse stasera abbiamo una possibilità, non sta bene”. La testata in cui decise di abbandonare per sempre i campi di gioco ha qualcosa di poetico ed etereo, racchiude tutta la sua storia. L’infanzia difficile a Marsiglia, nei rioni in cui si scaldava di frequente arrivando alle mani, una storia di integrazione comune a molti figli di emigranti. La capacità di decidere anche come e quando perdere, se c’era qualcosa da perdere. Se fosse rimasto in campo, quella finale, l’avremmo persa. Le tre finali vinte da allenatore, quella contro di noi poi, un primo tempo sofferto da parte loro come tutta la prima parte di stagione e poi il cambio di ritmo, una trasformazione devastante di tutta la squadra, KO in poco tempo. La sua vita. I due colpi di testa con cui mise al tappeto il Brasile (quel Brasile, non solo Ronaldo, quel Ronaldo)? Proprio la testa con cui metteva al tappeto gli avversari nei momenti di debolezza. La sfida contro la Spagna nel 2006, facendosi beffa degli spagnoli per tutta la partita, la finta con cui fece sedere l’allora difensore più forte al mondo, tale Carles Puyol, quasi fosse un ragazzino. I bookmakers non davano speranze alla Francia, per lui fu una partita da oratorio. Zidane è stato il giocatore più determinante della storia del calcio, su questo non c’è alcun dubbio. Determinante per il modo in cui, come dici tu, mandava in pappa il cervello degli avversari (contrariamente a CR7, che non l’ha mai fatto, vedasi sfida di quest’anno contro il Lione oppure anche quelle contro la Juve quando era al Real), per il modo in cui i compagni di squadra si affidavano a lui, per il modo di accelerare e decelerare i ritmi della partita a suo piacimento. Se voleva dribblare dribblava, per il difendente non c’era scampo, anche fosse stato la reincarnazione di Bobby Moore. Se voleva far gol da punizione, sarebbe stato gol, come contro la Roma in campionato dalla zolla di Alex; se decideva di far passare il pallone in un pertugio impossibile, il pallone passava. Era l’onnipotenza fatta giocatore. Il fatto che sia stato anche il giocatore col miglior controllo palla, il più elegante mai esistito, non è una coincidenza. È la certificazione ultima. CR7 ha un altro dono, per questo dico che è l’unico che è stato vicino ad essere determinante quanto lui in tutte le competizioni, ossia quello di riuscire a segnare nella stragrande maggioranza dei casi quando decide di segnare. È una cosa diversa. I compagni di squadra sentono che lui in un modo o nell’altro timbrerà il cartellino, gli avversari lo stesso, per questo trascina e fa paura. Ma non sempre i gol bastano a determinare l’esito di un incontro e nelle serate storte, quando non si riesce a far gol, non può scendere a centrocampo, nel cuore del gioco, ad umiliare gli avversari e rimetterli al proprio posto, a fare lanci millimetrici di 30 metri, a calciare punizioni letali dal limite. Nella coppa del mondo è stato certamente penalizzato dal livello della propria nazionale ma la sua è una forza mentale diversa da quella di Zizou, spero di aver descritto bene la differenza. È una forza applicata a sé stesso, al suo mettere la firma col gol e solo di riflesso a compagni ed avversari. Anche quando era giovane, ricordi contro il Milan a San Siro? Dribblava sulla fascia e veniva definito una foca, era il suo modo di dire “l’attrazione sono io”, in quel caso poco utile allo United ma molto utile agli spettatori. Zidane era la partita, in toto. L’andamento della partita. In un senso e nell’altro. Un qualcosa di mai visto prima e dopo.
  4. Se consideriamo i calciatori d'attacco, il più forte della storia del calcio in quanto ad efficacia è stato Zinedine Yazid Zidane. Ha inciso in tutte le competizioni disputate, in maniera determinante. Ha vinto i trofei più importanti, collettivi ed individuali, senza eccezioni. Gli altri (Maradona, Pelé, Di Stefano, Platini, Cruijff, Baggio, Van Basten, Ronaldo, Messi, CR7, ecc.) mancano di almeno un trofeo. L'unico che si è avvicinato in questo senso è stato CR7 che certamente paga il fatto di far parte di una nazionale complessivamente meno forte rispetto alla nazionale francese 1998, probabilmente. La cosa che lo rende unico è che rispetto agli altri non aveva bisogno di segnare chissà quante reti per incidere, incideva anzitutto mentalmente, dominava le partite così come fa da allenatore. Ne determina i ritmi e l'esito nel complesso. Nel suo controllo palla, nella sua eleganza inarrivabile è scritto ciò che nessun tabellino potrà mai descrivere, ossia che ha rappresentato il calcio nell'accezione più alta. Per usare una locuzione cara agli anglosassoni, la partita che "made" Zinedine Zidane fu, a mio avviso, quella contro l'Inghilterra. Ovviamente non fu la partita che lo rese noto al mondo, era già il più forte di tutti, consacrato e osannato, ma fu certamente la partita simbolo della sua onnipotenza calcistica, anche se non viene dai più ricordata. Stadio Da Luz di Lisbona, Europei 2004, minuto 90 e i galletti son sotto 0-1 con gol di Lampard su cross di Beckham nel primo tempo. Sembra finita ma c'è un calcio di punizione. Dagli spalti sale il coro "Zizou, Zizou", come "Massimo, Massimo" ne "Il gladiatore". Un popolo ai suoi piedi, quando ormai non si poteva più sbagliare. Non ho più visto una tale pressione su un calciatore in alcuna partita seguente. La tensione si tagliava con un coltello. La telecamera inquadra Zidane, sguardo glaciale, una bellezza spiazzante. Mi bastò quell'inquadratura per capire che il gol era già fatto, ben prima che calciasse. Mi voltai verso i miei amici e dissi "badate bene perché il dio del calcio adesso segna e poi ne fa un altro, ha deciso di vincerla da solo". Come finì è storia: 2 a 1, doppietta di Zinedine Zidane nel recupero. Capisco i tuoi rimpianti come quelli di tanti tifosi per quelle finali, ma lì fu colpa anzitutto del livello scadente di diversi elementi della rosa, una campagna acquisti/cessioni sbagliata che pagammo a caro prezzo (Dortmund) a cui si aggiunsero situazioni personali (Peruzzi) e stato di forma non impeccabile (Del Piero), poi gli errori arbitrali (Real). Luiz Nazario... dici bene, tecnica in velocità impareggiabile, ma era troppo poco associativo (al contrario di Chiesa che la passa con discreta frequenza, in barba a quel che si dice). Non sapeva proprio cosa fosse il compagno di squadra. Certamente anche lui pagò lo scotto di una squadra di club non proprio attrezzata ma fu la dimostrazione vivente di cosa voglia dire nel calcio essere il numero uno ma non esserlo a sufficienza per trascinare il gruppo. In nazionale invece i compagni di squadra erano ben altri. Era anche caratterialmente debole, come purtroppo si rese evidente negli anni a seguire.
  5. Io avevo capito che avrebbe tirato, per la posizione del corpo e lo sguardo (che vediamo noi dalla tv e non può vedere Oblak). Tiro molto potente dunque difficile da prendere anche se centrale, ma il portiere era fuori posizione.
  6. Leggo tante chiacchiere futili. Verrà ceduto poiché ha fallito come il compare Panzita.
  7. Anddddonio avrebbe schiacciato con Alley-oop su passaggio di Arddduro. #QVANDOc'eraLVILichtsteinerArrivavaInOrario
  8. Claudio secondo me si va di 4-3-1-2, dunque i nomi di Matuidi e Iniesta potrebbero essere concreti. Mi pare l'unico modulo per far coesistere Bernardeschi e Dybala. A meno che non stiano pensando di cedere l'argentino. Bernardeschi rende al meglio da mezzapunta libera di svariare su tutto il fronte d'attacco, alla Kakà per capirci.
  9. Uno dei giocatori più decisivi della storia della Champions'. Potrebbe diventare il più decisivo in assoluto.
  10. Si poteva intuire che giocasse per vincoli contrattuali, ma per taluni era troppo ghiotta l'occasione per buttare popò su Allegri.
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