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Roger Keith Barret

Giornata della memoria

Post in rilievo

28 minuti fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Non solo rispecchiano economie diverse fra loro, ma, ancor di più, il concetto è a mio modo di vedere reversibile: è l'economia diversa che ha permeato una diversa forma di organizzazione della società, con la conseguente forma di governo; a Venezia, ad Amburgo, ad Anversa è nato il mercantilismo; in Inghilterra ha trovato la propria massima fioritura con la rivoluzione industriale e questo sistema di mercato libero e aperto ha costituito l'humus per lo sviluppo della democrazia liberale; ad Est della Mitteleuropa, per vari motivi, il passaggio dal latifondo delle signorie all'economia capitalistica è stato molto più difficoltoso e in pratica assente (ci sono varie teorie che spiegano queste differenze, ma servirebbe un corso di storia economica per approfondire,  l'ho seguito più di vent'anni fa e mai più ripreso in mano) e questo ha costituito un baluardo alle forme di governo assolutistico e chiuso, che tendono a peggio sopportare le minoranze "diverse", viste dai cittadini sudditi meno come opportunità di business (passami l'orribile espressione) e più come concorrenti nella lotta alla sussistenza. 

Comunque, in definitiva, l'antisemitismo era presente da secoli in tutta Europa per ragioni culturali, religiose ed economiche. Con le differenze che voi avete spiegato meglio di me, conoscendo meglio la materia. Il passaggio da questo antisemitismo diffuso alla pianificazione e implementazione dello sterminio di massa da parte della regione culturalmente e scientificamente più evoluto d'Europa ad inizio Novecento rimane questione ancora drammaticamente aperta, e in parte un quesito irrisolto. Un pugno nello stomaco della nostra Civiltà, che non si pensava potesse produrre una tale mostruosità. La Germania e l'Austria, terra dei più grandi scienziati, matematici, letterati, musicisti, pensatori, premi Nobel del diciannovesimo ed inizio del ventesimo secolo che produce Auschwitz. 

a proposito del rapporto tra economia e cultura, sono sempre più convinto che sia difficile stabilire in che modo si influenzino fra loro. tuttavia esiste chiarmente un binomio etico-economico che si ripete nella storia (diciamo, fra cosmopoliti e continentali). oltre allo scontro fra alleati e asse, penso ad es al dualismo fra atene e sparta (al di là degli stereotipi, le differenze fra le due economie e le due società sono reali) o a quello più "recente" in america fra unionisti e confederati , che non si è mai del tutto risolto.

riguardo alla seconda parte del tuo post, io penso che la crisi del '29 abbia avuto un ruolo fondamentale. sia perché aveva impoverito una nazione già piegata dai debiti, sia perché tolse credibilità alla democrazia parlamentare di weimar (che era già di per sé eterogenea alla mentalità politica tedesca).

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6 ore fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

il passaggio da questo antisemitismo diffuso alla pianificazione e implementazione dello sterminio di massa da parte della regione culturalmente e scientificamente più evoluto d'Europa ad inizio Novecento rimane questione ancora drammaticamente aperta, e in parte un quesito irrisolto. Un pugno nello stomaco della nostra Civiltà, che non si pensava potesse produrre una tale mostruosità. La Germania e l'Austria, terra dei più grandi scienziati, matematici, letterati, musicisti, pensatori, premi Nobel del diciannovesimo ed inizio del ventesimo secolo che produce Auschwitz. 

credo che la spiegazione sia da ricercare nella crisi economica che ha colpito la germania in quel perodo.

hitler dopo l'insurrezzione di monaco fini in prigione ed il paese conobbe un periodo di relativa stabilità economica al punto che quando hitler uscì di prigione il partito dei lavoratori tedeschi aveva perso consenso,hitler considerato un politico decaduto e lo davano per finito.... era finito...

poi ci fu la crisi economica vera e propria, la fame vera, una svalutazione della moneta enorme, e su quella situazione hitler riuscì a far breccia con il populismo che in momenti di crisi paga drammaticamente sempre, anche oggi con le dovute proporzioni.

evidentemente in quelle situazioni la gente perde la testa e ragiona con la pancia.

una volta al potere poi i giochi sono fatti, è tutto finito, fai quello che vuoi, metti su un apparato burocratico di potere in tutti i settori ed a tutti i livelli con le persone che vuoi tu, tutti psicopatici ed assassini, che a loro volta si circondano di altri psicopatici ed assassini e la cultura, l'arte e tutte queste belle cose vanno a farsi benedire.

la cosa invece che trovo colpevole io, mia opinione personale.. è che lo stato maggiore dell'esercito che sicuramente ad un certo punto doveva essere a conoscenza dei campi e del piano di sterminio, doveva tentare il golpe,  perchè non puoi mettere chi vuoi come generale, intendo dire le persone di cui sopra, psicopatici ed assassini, ma devi per forza avvalerti di professionisti capaci di far la guerra, come rommel ad esempio. e questo vale anche per colonnelli, maggiori. potevano e dovevano tentare il golpe, invece non lo anno fatto, se non un pallido tentativo quando era troppo tardi.

 

 

 

 

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13 ore fa, bonve ha scritto:

 

la cosa invece che trovo colpevole io, mia opinione personale.. è che lo stato maggiore dell'esercito che sicuramente ad un certo punto doveva essere a conoscenza dei campi e del piano di sterminio, doveva tentare il golpe,  perchè non puoi mettere chi vuoi come generale, intendo dire le persone di cui sopra, psicopatici ed assassini, ma devi per forza avvalerti di professionisti capaci di far la guerra, come rommel ad esempio. e questo vale anche per colonnelli, maggiori. potevano e dovevano tentare il golpe, invece non lo anno fatto.

 

 

 

 

Come in tutte le dittature, ed intendo proprio tutte, i militari non allineati vengono fatti irrimediabilmente fuori, professionalmente se va bene fisicamente se va male, vedasi la purga staliniana sull'armata rossa, praticamente sopprimendo di fatto tutto lo stato maggiore delle forze armate sovietiche, chi erano rimasti: i generali "amici" che ad ogni parola di Stalin sbattevano i tacchi.

 

Con Hitler stessa cosa, lui che non era certo un genio militare anche se credeva di essere un grande stratega, promuoveva i militari che leccavano il deretano e falciava chi osava metterlo in discussione, in un clima del genere anche quelli contrari alle sue idee si sono allineati per non finire male. 

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17 ore fa, sol invictus ha scritto:

 Bella domanda. Che richiede una risposta non esattamente sintetica :d

.....................................

Grazie sol, preciso ed esaustivo come sempre.

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16 ore fa, takkino ha scritto:

 

riguardo alla seconda parte del tuo post, io penso che la crisi del '29 abbia avuto un ruolo fondamentale. sia perché aveva impoverito una nazione già piegata dai debiti, sia perché tolse credibilità alla democrazia parlamentare di weimar (che era già di per sé eterogenea alla mentalità politica tedesca).

 

12 ore fa, bonve ha scritto:

credo che la spiegazione sia da ricercare nella crisi economica che ha colpito la germania in quel perodo.

hitler dopo l'insurrezzione di monaco fini in prigione ed il paese conobbe un periodo di relativa stabilità economica al punto che quando hitler uscì di prigione il partito dei lavoratori tedeschi aveva perso consenso,hitler considerato un politico decaduto e lo davano per finito.... era finito...

poi ci fu la crisi economica vera e propria, la fame vera, una svalutazione della moneta enorme, e su quella situazione hitler riuscì a far breccia con il populismo che in momenti di crisi paga drammaticamente sempre, anche oggi con le dovute proporzioni.

evidentemente in quelle situazioni la gente perde la testa e ragiona con la pancia.

una volta al potere poi i giochi sono fatti, è tutto finito, fai quello che vuoi, metti su un apparato burocratico di potere in tutti i settori ed a tutti i livelli con le persone che vuoi tu, tutti psicopatici ed assassini, che a loro volta si circondano di altri psicopatici ed assassini e la cultura, l'arte e tutte queste belle cose vanno a farsi benedire.

la cosa invece che trovo colpevole io, mia opinione personale.. è che lo stato maggiore dell'esercito che sicuramente ad un certo punto doveva essere a conoscenza dei campi e del piano di sterminio, doveva tentare il golpe,  perchè non puoi mettere chi vuoi come generale, intendo dire le persone di cui sopra, psicopatici ed assassini, ma devi per forza avvalerti di professionisti capaci di far la guerra, come rommel ad esempio. e questo vale anche per colonnelli, maggiori. potevano e dovevano tentare il golpe, invece non lo anno fatto, se non un pallido tentativo quando era troppo tardi.

E' tutto verissimo quello che dite; la crisi economica - commistione del 29 e del trattamento punitivo che la Germania subì al termine della ww1 - giocò un ruolo chiave, però, a detta anche di chi è molto più competente di me in materia, l'Olocausto presenta sempre qualche aspetto inafferrabile, inspiegabile, irrazionale; da qualsiasi punto di vista lo si approcci. 

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18 ore fa, sol invictus ha scritto:

In pratica i polacchi,  nella scala biologica nazista erano giusto un paio di gradini sopra gli ebrei. Questo va sempre ribadito.

Ci sono fonti - per quanto non unanimemente ritenute attendibili dagli storici - che attestano come nel raccapricciante piano dei vertici nazisti, dopo gli ebrei sarebbe toccato ai polacchi; l'intento era quello di decimarli (letteralmente) e rendere il resto schiavo di emigranti tedeschi ariani che avrebbero preso possesso della pianura polacca. 

 

Come dici tu, è innegabile che loro, come popolo e nazione, furono vittime del nazismo; è altrettanto innegabile il razzismo antisemita presente in Polonia, che produsse non pochi zelanti collaborazionisti all'azione di rastrellamento e sterminio dei polacchi di stirpe ebraica. 

 

Morale della favola e venendo alla legge: un distinguo, una presa di posizione, una puntualizzazione ci starebbe anche: i campi di sterminio erano tedeschi, non polacchi come si usa dire; e mi pare legittimo rivendicare una distinzione. 

 

Ma, da quel poco che ho letto, la legge sa tanto di voler tirare una linea, tagliare con un passato doloroso e ingombrante, voler dimenticare; voler persino impedire ulteriori e fisiologici approfondimenti per non correre il rischio di dover fare i conti con pesanti responsabilità. 

 

Una operazione populistica e revisionistica, tipica di un governo di destra piuttosto estrema come quello attualmente in carica in Polonia in questo periodo in cui la ciclicità politica sta favorendo i demagoghi di destra (prima e poi verranno quelli della sinistra radicale). 

 

Tutto sommato, mi pare una legge piuttosto vergognosa. 

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48 minuti fa, Granpasso ha scritto:

Grazie sol, preciso ed esaustivo come sempre.

.salve figurati. So che posso risultare prolisso. Ma certi argomenti (limite mio) mi riesce difficile trattarli in poche righe...

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1 ora fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Ci sono fonti - per quanto non unanimemente ritenute attendibili dagli storici - che attestano come nel raccapricciante piano dei vertici nazisti, dopo gli ebrei sarebbe toccato ai polacchi; l'intento era quello di decimarli (letteralmente) e rendere il resto schiavo di emigranti tedeschi ariani che avrebbero preso possesso della pianura polacca. 

 

Come dici tu, è innegabile che loro, come popolo, furono vittime del nazismo; è altrettanto innegabile il razzismo antisemita presente in Polonia, che produsse non pochi zelanti collaborazionisti all'azione di rastrellamento e sterminio dei polacchi di stirpe ebraica. 

 

Morale della favola e venendo alla legge: un distinguo, una presa di posizione, una puntualizzazione ci starebbe anche: i campi di sterminio erano tedeschi, non polacchi come si usa dire; e mi pare legittimo rivendicare una distinzione. 

 

Ma, da quel poco che ho letto, la legge sa tanto di voler tirare una linea, tagliare con un passato doloroso e ingombrante, voler dimenticare; voler persino impedire ulteriori e fisiologici approfondimenti per non correre il rischio di dover fare i conti con pesanti responsabilità. 

 

Una operazione populistica e revisionistica, tipica di un governo di destra piuttosto estrema come quello attualmente in carica in Polonia in questo periodo in cui la ciclicità sta favorendo i demagoghi di destra (prima e poi verranno quelli della sinistra radicale). 

 

Tutto sommato, mi pare una legge piuttosto vergognosa. 

Si, è il Generalplan Ost,  in base al quale era prevista la germanizzazione di tutto il territorio ad ovest degli Urali con conseguente espulsione/riduzione fisica dei residenti slavi, salvo una parte che doveva rimanere a servizio degli "Herren"  come manovalanza semischiavizzata.

 

Oltretutto, ed è un fatto poco noto,  nella Polonia orientale, e più precisamente nella regione di Zamosc nell'autunno 1942 venne dato inizio ad un progetto visionario di colonizzazione tedesca, voluto da Himmler, appoggiato da Rosemberg (ministro per i territori occupati) e basato sulle astrazioni ideologiche, mistico-agrarie di Darrè: in pratica, una intera regione venne "ripulita" da tutti i suoi abitanti polacchi (almeno 30.000 persone) che furono forzatamente deportati in altre aree o in campi di lavoro e ripopolata con coloni-soldati tedeschi opportunamente selezionati in varie parti d'Europa. Costoro dovevano insediarsi nei villaggi svuotati dai polacchi e ricreare da zero  un universo germanico basato su tante  comunità agrarie neopagane quale primo step del Generalplanost. 

A gestire questo progetto visionario  fu chiamato un ufficiale delle SS,  un triestino-tedesco con ascendenze slovene, Odilo Globocnick che l'anno prima (nel 1941) aveva organizzato i campi di sterminio di Belzec,  Sobibor e Treblinka e che l'anno dopo (autunno 1943) fu inviato a Trieste e nominato comandante della polizia di tutto il Litorale Adriatico (OZAK), con responsabilità diretta sulla ben nota Risiera San Saba.

Inutile dire che il progetto di colonizzazione di Zamosc fini in macerie nel 1944 travolto da una generalizzata insurrezione partigiana e dall'avvicinarsi delle truppe sovietiche. 

Questo per citare solo uno dei tanti progetti visionari di etno-ingegneria ed eugenetica avviati dal Terzo Reich (una cosa simile avvenne anche nella Slovenia meridionale nel 1941/42 dove furono deportati migliaia di sloveni e sostituiti da coloni tedeschi).

 

Per tornare alla legge polacca, è certamente criticabile e sono d'accordo che sia un prodotto demagogico tutto sommato inutile per difendere l'onorabilità polacca: sarebbe bastata ad esempio una ferma e formale presa di posizione sulla questione dei "campi polacchi" da parte dell'IPN,   l'Istituto polacco che cura la memoria nazionale, senza bisogno di ricorrere ad una legge che pare una censura preventiva, oltretutto pericolosa come precedente.

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visto che la discussione prende piede, volevo aggiungere anche cose che forse i più non sanno.

durante il periodo bellico, ci furono rapporti intensi tra la germania ed una parte del mondo arabo, nella fattispecie un personaggio chiamato Amin al-Husseini, che negli anni trenta era gran mufti di Gerusalemme... e durante il periodo bellico si trasferì a berlino per fare propaganda antisemita. Personaggio che si impegnò per creare un reparto musulmano di SS, attive su più fronti.

personaggio sconosciuto ai molti, e menzionato di recente da netanyahu.

personaggio che possiamo dire sarà poi il mentore di molti signori venuti fuori in tempi recenti e che conosciamo.

fra le persone cresciute sotto la sua influenza politica possiamo certamente citare Arafat; ma non solo, i fratelli musulmani pure

ed il partito Ba'th di cui faceva parte il giovanissimo Saddam Hussein.

tutti movimenti e personaggi influenzati non poco da al-Husseini.

la storia ha tante sfaccettature se la si conosce bene.. e poi si capisce come l'origine di un certo antisemitismo diffuso in una parte del mondo arabo / musulmano abbia radici lontane e in linea di continuità col passato.

 

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7 ore fa, sol invictus ha scritto:

Si, è il Generalplan Ost,  in base al quale era prevista la germanizzazione di tutto il territorio ad ovest degli Urali con conseguente espulsione/riduzione fisica dei residenti slavi, salvo una parte che doveva rimanere a servizio degli "Herren"  come manovalanza semischiavizzata.

Sì, ho parlato di controversie non in riferimento al piano di germanizzazione dell'intero territorio incluso tra la Germania e la catena degli Urali, la cui ideazione è indiscutibile, ma alla modalità con cui pensavano di implementarla (il grassettato è controverso; non ci vorrei credere, ma lo ritengo plausibile). 

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4 ore fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

Sì, ho parlato di controversie non in riferimento al piano di germanizzazione dell'intero territorio incluso tra la Germania e la catena degli Urali, la cui ideazione è indiscutibile, ma alla modalità con cui pensavano di implementarla (il grassettato è controverso; non ci vorrei credere, ma lo ritengo plausibile). 

Il problema è che non risulta alcuna disposizione precisa di Hitler in merito al "trattamento" da riservare agli slavi, così come d'altronde finora non è saltato fuori alcun ordine esplicito relativamente agli ebrei; per dire, anche i ben noti protocolli di Wannsee non parlano mai di sterminio ma ricorrono ad altri eufemismi e quindi, per delineare il quadro tocca ricorrere all'esegesi dei documenti disponibili,  alle testimonianze dirette ed indirette di carnefici e sopravvissuti e ad altre forme di indagine (siti, rinvenimenti ecc).

Dopodiché,  mentre per gli ebrei il risultato della scelta sterminazionista è stato acclarato, oltre  che dall'indagine storica, anche  dallo sterminio stesso (vale a dire la presenza del morto assassinato è la prova inconfutabile che l'assassinio c'è stato), per quanto riguarda gli slavi manca la certezza che una scelta sterminazionista esplicita  sia stata fatta anche nel loro caso (in altre parole, abbiamo un morto sul tappeto ma non si riesce a decidere se sia stato omicidio premeditato oppure preterintenzionale).

Ci sono parecchie testimonianze di leaders nazisti relativamente al trattamento da riservare agli slavi. Una di queste dello stesso Himmler il quale, alla vigilia della campagna di Russia avrebbe affermato che la morte di 30 milioni di slavi (così come calcolato dal ministero tedesco dell'agricoltura) non era l'obiettivo ma l'inevitabile conseguenza della guerra in Russia. Morti che sarebbero state provocate da una feroce carestia alimentare cui tedeschi , come forza d'occupazione,  non avrebbero scientemente posto rimedio. La stessa cosa fu detta da Goring al nostro ministro degli esteri, Galeazzo Ciano nel novembre 1941 (20/30 milioni entro un anno) ed anche Rosenberg disse a più riprese,  che milioni di morti per fame erano "una dura necessità che andava oltre ogni sentimentalismo". E così via.

Quello che è certo è che nell'inverno 41/42 in Ucraina e Bielorussia ci fu una terribile carestia accentuata dalle requisizioni tedesche, che ridusse letteralmente alla fame città come Charkov,  Smolensk e Minsk. Per Charkov, addirittura, nel dicembre 1941 era stata prevista l'evacuazione dell'intera popolazione civile (circa 300.000 persone) che doveva essere trasferita in aperta campagna ed abbandonata a sé stessa nel gelido inverno russo. Questo progetto fu poi abbandonato per una serie di considerazioni di ordine pratico-logistico. 

Altra certezza è che furono lasciati morire di fame  centinaia di migliaia di prigionieri di guerra russi, rinchiusi nei campi di prigionia, con il pretesto che la carestia non aveva lasciato risorse sufficienti per poterli sfamare.

 

Ovviamente, la penuria alimentare si ripercosse anche sui ghetti ebraici dell'est che si videro drammaticamente ridotte le quote alimentari, con conseguente morte di migliaia di persone, di fame, freddo (legna e carbone erano contingentati) e malattie come polmoniti,  dissenteria e soprattutto tifo (chinino ed altri farmaci erano stati proibiti). Migliaia di persone che non finirono nelle camere a gas e che non furono tecnicamente uccise, ma la cui morte va per forza inclusa nei numeri della Shoah. 

 

 

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http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/02/08/sono-greche-le-parole-dei-nostri-pensieri_5a5741e1-bb59-44dd-90f5-f126829b1467.html

 

al di là del valore in sé articolo ,  mi prendo la libertà di completare la discussione sulla giornata della memoria con quest'altra ricorrenza, odierna.

esiste un'altra civiltà che possa reggere il confronto con quella greca (o cretese-greca)? neanche per sbaglio, detto molto serenamente. 

 

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per continuare con i nomi di persone famose che hanno alimentato l'antisemitismo, questo è occidentale al 100%

Henry Ford, fondatore della Ford Motor Company, la celebre casa automobilistica, indubbiamente un uomo capace e di successo.

Riteneva che gli ebrei controllassero il traffico degli alcolici e della prostituzione, e truccassero le partite del campionato di baseball. Persino negli anni più bui della storia americana Ford ravvisava la firma inequivocabile della loro cospirazione: gli ebrei avrebbero detenuto il monopolio del traffico degli schiavi e architettato a tavolino la secessione del Sud per provocare la guerra civile.

Nel luglio del 1938, per il suo 75° compleanno, Ford ricevette dal suo grande ammiratore Hitler la Gran Croce dell’Ordine dell’Aquila, la massima onorificenza per i non tedeschi.

se non ricordo male addirittura finanziò economicamente hitler.

e fu pure gran maestro della massoneria

 

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Segnalo sul Foglio di oggi un articolo di Francesco Cataluccio che spiega perché la nuova legge polacca è sbagliata. E lo fa prendendo come riferimento quei due pogrom di cui abbiamo già parlato nelle pagine precedenti: quello di Jedwabne del 1941 e quello di Kielce del 1946, con particolare riferimento al clima di ostilità dei polacchi nei confronti degli ebrei che si respirava in quel periodo.

Personalmente continuo a ritenere eccessivo parlare di "negazionismo" (termine che per quanto mi riguarda riservo a situazioni diverse) e vedo piuttosto un malriuscito tentativo, da parte del governo di Varsavia di stendere un velo di oblio sulle responsabilità polacche (intese come di singoli cittadini polacchi) nella Shoah. Per questo, inventandomi un termine di sana pianta, parlerei piuttosto di "obliazionismo", che è brutto ma che rende l'idea.

Tutto questo anche perché negli anni passati (dalla caduta del muro all'altro ieri) queste responsabilità erano già venute fuori senza essere mai negate,  ma anzi ammesse  tra molte polemiche. Quindi trovo veramente difficile  che si possa davvero pensare di negare oggi ciò che fino a ieri era stato ammesso (seppure a denti stretti) e per questo, più che la negazione di  una evidenza (che era già stata accettata), a me pare il voler nascondere un buco nel muro piazzandoci un quadro davanti sperando di dimenticarselo. 

Concordo comunque con la chiusura dell'articolo, che riprendendo le parole dello storico polacco Jerzy Jedlicki cosi recita: "nel patrimonio della coscienza collettiva polacca contano sia l'eroismo che il disprezzo,  sia la  pietà che la mancanza di pietà.  Perché ci sono due registri della memoria. Purtroppo non possiamo sceglierne uno solo: se accettiamo l'eredità delle generazioni precedenti ci tocca l'eredità sia della loro grandezza che della loro meschinità,  sia dell'onore che della vergogna..."

 

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6 ore fa, takkino ha scritto:

http://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2018/02/08/sono-greche-le-parole-dei-nostri-pensieri_5a5741e1-bb59-44dd-90f5-f126829b1467.html

 

al di là del valore in sé articolo ,  mi prendo la libertà di completare la discussione sulla giornata della memoria con quest'altra ricorrenza, odierna.

esiste un'altra civiltà che possa reggere il confronto con quella greca (o cretese-greca)? neanche per sbaglio, detto molto serenamente. 

 

C’è una buona messe di bimbominkia, ispirati da maestri falliti postsessantottini, a cui non solo frega nulla e vive nella totale ignoranza delle radici del proprio mondo, ma addirittura pensa sia “civile” e “moderno” disconoscerle, quasi vergognandosene. 

 

Desolante stupidità. 

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6 ore fa, sol invictus ha scritto:

 

Segnalo sul Foglio di oggi un articolo di Francesco Cataluccio

 

Il Foglio da un paio d’anni è divenuto illeggibile; mi spiace perché era di gran lunga il migluor quotidiano di approfondimento italiano.

D’altra  parte dovevo immaginarlo, essendo Cerasa un interista di mer.da.... 

 

Sulla legge polacca concordo, cone già detto. Se ne dovrebbero vergognare perché è palese l’intento di mettere una pietra tombale sull’antisemitismo e sul collaborazionismo di tanti polacchi, una verità storica acclarata, da parte di un governo di estrema destra.

Una carognata. 

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Btw,  oggi, 10 febbraio è anche la Giornata del ricordo istituita in memoria delle vittime delle foibe e per commemorare l'esodo di 250.000 italiani  giuliano-dalmati dalle loro terre di origine.

 

Questo, per dire che in tutti quei casi di genocidi, simil-genocidi e pulizie etniche extra-Shoah,  spetta in primo luogo alle vittime ed ai sopravvissuti fare in modo che venga mantenuta la memoria dell'evento, perché difficilmente qualcuno regala qualcosa.  Così hanno fatto gli ebrei con i loro morti e così,  anche se dopo quasi 60 anni e a denti molto, molto stretti, hanno ottenuto gli esuli istriani. 

 

"sì com'a Pola, presso del Carnaro ch'Italia chiude e suoi termini bagna"     Dante, Inferno, Canto IX, 113-114

 

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16 ore fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

C’è una buona messe di bimbominkia, ispirati da maestri falliti postsessantottini, a cui non solo frega nulla e vive nella totale ignoranza delle radici del proprio mondo, ma addirittura pensa sia “civile” e “moderno” disconoscerle, quasi vergognandosene. 

 

Desolante stupidità. 

che poi il danno macroscopico non è stato fatto tanto dalla diminuzione della conoscenza generale della cultura greca, quanto dall'oblio del cristianesimo, che ne era parzialmente erede (da agostino e origene fino al cristianesimo più popolare).

e il principale colpevole, spiace dirlo, è l'establishment clericale. che ha trasformato la chiesa in una sottospecie di abnorme organismo di beneficenza, alieno a qualsivoglia spirito teologico. 

anche questa patetica campagna per "l'accoglienza"... non si capisce se sia dovuta a mancanza di idee, o crisi delle vocazioni. penso la seconda.

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Il 9/2/2018 Alle 18:06, sol invictus ha scritto:

Segnalo sul Foglio di oggi un articolo di Francesco Cataluccio che spiega perché la nuova legge polacca è sbagliata. E lo fa prendendo come riferimento quei due pogrom di cui abbiamo già parlato nelle pagine precedenti: quello di Jedwabne del 1941 e quello di Kielce del 1946, con particolare riferimento al clima di ostilità dei polacchi nei confronti degli ebrei che si respirava in quel periodo.

Personalmente continuo a ritenere eccessivo parlare di "negazionismo" (termine che per quanto mi riguarda riservo a situazioni diverse) e vedo piuttosto un malriuscito tentativo, da parte del governo di Varsavia di stendere un velo di oblio sulle responsabilità polacche (intese come di singoli cittadini polacchi) nella Shoah. Per questo, inventandomi un termine di sana pianta, parlerei piuttosto di "obliazionismo", che è brutto ma che rende l'idea.

Tutto questo anche perché negli anni passati (dalla caduta del muro all'altro ieri) queste responsabilità erano già venute fuori senza essere mai negate,  ma anzi ammesse  tra molte polemiche. Quindi trovo veramente difficile  che si possa davvero pensare di negare oggi ciò che fino a ieri era stato ammesso (seppure a denti stretti) e per questo, più che la negazione di  una evidenza (che era già stata accettata), a me pare il voler nascondere un buco nel muro piazzandoci un quadro davanti sperando di dimenticarselo. 

Concordo comunque con la chiusura dell'articolo, che riprendendo le parole dello storico polacco Jerzy Jedlicki cosi recita: "nel patrimonio della coscienza collettiva polacca contano sia l'eroismo che il disprezzo,  sia la  pietà che la mancanza di pietà.  Perché ci sono due registri della memoria. Purtroppo non possiamo sceglierne uno solo: se accettiamo l'eredità delle generazioni precedenti ci tocca l'eredità sia della loro grandezza che della loro meschinità,  sia dell'onore che della vergogna..."

 

io non so perchè in polonia si sia sentito il bisogno di fare una legge del genere.

che pericolo possano avvertire io non lo so, ogni stato ha fatto i conti con la storia, i collaborazionisti mi pare ci fossero un po ovunque nei terirtori conquistati dai nazisti.

noi in talia i conti col fascismo li abbiamo fatti, è stata fatta una costituzione apposta.

boh, son passati decenni, ci sono nuove generazioni che non hanno parte in causa col conflitto.

non so

 

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Il 10/2/2018 Alle 13:54, takkino ha scritto:

che poi il danno macroscopico non è stato fatto tanto dalla diminuzione della conoscenza generale della cultura greca, quanto dall'oblio del cristianesimo, che ne era parzialmente erede (da agostino e origene fino al cristianesimo più popolare).

e il principale colpevole, spiace dirlo, è l'establishment clericale. che ha trasformato la chiesa in una sottospecie di abnorme organismo di beneficenza, alieno a qualsivoglia spirito teologico. 

anche questa patetica campagna per "l'accoglienza"... non si capisce se sia dovuta a mancanza di idee, o crisi delle vocazioni. penso la seconda.

Tocchi un tema importante e che mi sta a cuore. Provo a tagliare qualche concetto con l'accetta per esprimere in sintesi il mio pensiero, premettendo che, se ho ben intuito, osserviamo la questione da punti di vista differenti: io da cattolico, tu da laico, per quanto entrambi liberali e liberisti (e mi scuso se ho mal intuito). 

La Chiesa si è trovata a dover parlare ad un uomo nuovo nel periodo post-bellico; dalle macerie dell'Europa sono emerse due figure di uomo che lei non conosceva (o conosceva solo a livello filosofico, non nella pratica quotidiana): 1) un uomo nichilista, che non è disposto a credere più a nulla se non a quello che vede, che rifiuta ogni ideologia e ogni ideale e che ripone la propria fiducia solo nella scienza (progresso tecnologico, medicina, psicologia); 2) un uomo marxista, molto ideologizzato, molto contestatore, permeato di concetti come giustizia sociale che va perseguita attraverso la lotta contro le strutture sociali ingiuste. Per entrambi questi uomini la Chiesa era un retaggio culturale del passato. Spinta da uno spirito missionario (buono), la Chiesa ha cercato di avvicinarsi a questi uomini finendo per farsi catechizzare e snaturare. Di fronte al primo tipo di uomo sono nati i cosiddetti preti psicologici, che facevano terapia di gruppo e qazzate varie; di fronte al secondo, si è buttata tutto nel sociale, raccolta della carta, mense dei poveri ecc. Pregare era una perdita di tempo, bisognava agire ora e subito. Va detto che le opere di misericordia corporale sono sempre state parte dell'azione della chiesa cattolica, tu lo sai benissimo (Croce Rossa, ospedali, ospizi sono nati col cristianesimo); ma come conseguenza del Vangelo, non in sostituzione di esso. La Missione della Chiesa era quella di annunciare il Vangelo, Gesù Cri.sto incarnato, morto e risorto; il resto veniva di conseguenza. Purtroppo la chiesa, al posto di evangelizzare, si è fatta influenzare, catechizzare, e allora vai a messa e i preti ti fanno una predica analizzando psicologicamente un testo evangelico e curano le anime facendo gli psichiatri, oppure parlano di tutto tranne che della Parola di Dio, dicendo che bisogna impegnarsi (e qui entra il volontarismo moralista che allontana la gente) per aiutare i poveri, per liberare questo mondo dalla piaga dell'ingiustizia; ma si dà il caso che se ti trasformi in una gigantesca onlus, ci sono onlus laiche che fanno quello che fai tu come e anche meglio di te. Se ti "dimentichi" l'Annuncio (quello che tu chiami il messaggio teologico; in greco, per restare in tema, veniva espresso con la parola Kerigma), non sei più la Chiesa di Cri.sto, sei un'altra cosa, e non fai più presente il vero Cristianesimo al mondo; hai smarrito la tua dimensione trascendente; stai chiudendo il Cielo agli uomini, stai venendo meno alla tua missione in nome di un umanesimo à la page che altri esprimono meglio di te. E paradossalmente, cercando a tutti i costi il consenso, perdi la forza della tua identità e diventi sostanzialmente marginale. Allora ti devi inventare battaglie ideologiche e prese di posizione da partito politico o da lobby che non servono a niente. 

Credo che nel mondo avanzato la cristianità diffusa non la vedremo più, con buona pace dell'establishment che vorrebbe ancora una chiesa tronfia e trionfante; credo che si dovrà tornare alle origini, alla concezione cristologica di Chiesa, che non cercava di "far numero" a tutti i costi, ma di essere luce, sale, lievito; tutti ingredienti che bastano in dosi limitate, l'importante è che "il sale non perda il sapore", perché nessuno lo potrebbe salare e "a null'altro servirebbe se non ad essere gettato e calpestato dagli uomini". 

Joseph Ratzinger, più di trent'anni fa, scriveva:"Il futuro della Chiesa sarà in piccole comunità creative". Io credo che - da grande profeta - avesse ragione; almeno, è ciò che mi auguro. 

Mi scuso per il modo rozzo con cui ho trattato una questione molto complessa (e mi scuso anche se ci sono errori; vado di fretta e non ho tempo e voglia di rileggere). 

 

PS La diffusione e lo sviluppo del cristianesimo, per me l'evento più importante di tutta la storia della civiltà occidentale, è stato reso possibile dalla cultura greca; senza di essa, non avrebbe potuto permeare l'intera società. E ciò la dice lunga sulla grandezza della civiltà greca. 

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Il 10/2/2018 Alle 20:10, bonve ha scritto:

io non so perchè in polonia si sia sentito il bisogno di fare una legge del genere.

che pericolo possano avvertire io non lo so, ogni stato ha fatto i conti con la storia, i collaborazionisti mi pare ci fossero un po ovunque nei terirtori conquistati dai nazisti.

noi in talia i conti col fascismo li abbiamo fatti, è stata fatta una costituzione apposta.

boh, son passati decenni, ci sono nuove generazioni che non hanno parte in causa col conflitto.

non so

 

Mah, guarda, credo che il punto sia  che la Polonia non ha fatto i conti con la propria storia, ma così come non li hanno fatti l'Ungheria, la Croazia, la Serbia, la Slovacchia. La Romania ha avuto enormi, pazzesche, responsabilità proprie (non tedesche: proprie) durante la Shoah, sia nei confronti degli ebrei romeni che di quelli della Transnistria annessa,  ma non mi pare abbia rielaborato alcunché. Non li ha fatti l'Austria e forse neppure quei länder tedeschi che formavano la vecchia DDR. 

Il problema è che praticamente nessuno dei paesi d'oltrecortina ha potuto/voluto rielaborare la propria storia degli anni Quaranta. E questo lo si deve al fatto che per 45 anni tutti questi paesi sono stati letteralmente livellati e tenuti nel congelatore dalla guerra fredda e dell'ideologia totalitaristica sovietica che ha impedito qualsiasi analisi introspettiva difforme dalla linea ufficiale, la quale era semplicemente quella di puntare il dito contro "la bestia nazifascista": cosa che, tra l'altro, consegnava di fatto all'URSS una buona arma propagandistica contro gli USA e  l'Occidente , rei di avere in qualche modo "amnistiato" la Germania e (in misura minore) l'Italia, consentendo loro di fare parte della NATO.

Per questa ragione fu obliterata ogni memoria scomoda, che potesse in qualche modo mettere in dubbio la "vocazione solidaristica e proletaria" delle popolazioni dell'est, per la quale era ideologicamente inconcepibile (oltre che politicamente inopportuno) ammettere l'esistenza di tensioni interetniche ed intraetniche in grado di scalfire la (molto presunta) uniformità del monolite socialista; e laddove tali tensioni erano impossibili da nascondere, si scelse di attribuirne la colpa a singoli individui, a bande di "mercenari", di "spostati" o di "criminali", all'azione disgregatrice di forze "antipopolari e retrive", ma mai e poi mai furono ammesse responsabilità collettive che potessero gettare ombre sul "popolo" tanto iconizzato  dell'ideologia socialista.

Allo stesso modo, nei territori dell'Est i massacri di ebrei furono de-etnicizzati,  facendo perdere la loro identità alle vittime, invariabilmente indicate come "pacifici cittadini" (o formule similari) senza alcun riferimento alla loro etnicità, o peggio ancora, alla loro religione. Tutte vittime del medesimo crimine "hitlerita", anche laddove i criminali erano, come in molti casi furono, i loro stessi vicini di casa.

In nome della "fratellanza socialista" per mezzo secolo le responsabilità nazionali (nel senso di nazione) furono letteralmente tombalizzate assieme ai morti, e si preferì fare un torto alle vittime (che oramai non potevano più protestare),  piuttosto che ammettere l'esistenza di diffuse forme di collaborazione anche, se non soprattutto, tra le popolazioni rurali che assieme agli operai ed ai soldati formavano la triade ideologica dell'immaginario socialista 

La Memoria fu quindi sterilizzata in nome dell'ideologia, sperando così di esorcizzarla in attesa che il tempo facesse il proprio dovere come inesorabile livella: e quanto questo sia stato drammaticamente ipocrita  e velleitario lo abbiamo visto nelle guerre della ex Jugoslavia. 

In questo stesso humus nasce secondo me la scelta del governo di Varsavia di rimozione di quella parte oscura del proprio passato, quasi come un ritorno al comodo rifugio di "colpevole innocenza" nel quale per 45 anni i polacchi e tutti gli altri, avevano vissuto indisturbati.

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1 ora fa, sol invictus ha scritto:

Mah, guarda, credo che il punto sia  che la Polonia non ha fatto i conti con la propria storia, ma così come non li hanno fatti l'Ungheria, la Croazia, la Serbia, la Slovacchia. La Romania ha avuto enormi, pazzesche, responsabilità proprie (non tedesche: proprie) durante la Shoah, sia nei confronti degli ebrei romeni che di quelli della Transnistria annessa,  ma non mi pare abbia rielaborato alcunché. Non li ha fatti l'Austria e forse neppure quei länder tedeschi che formavano la vecchia DDR. 

Il problema è che praticamente nessuno dei paesi d'oltrecortina ha potuto/voluto rielaborare la propria storia degli anni Quaranta. E questo lo si deve al fatto che per 45 anni tutti questi paesi sono stati letteralmente livellati e tenuti nel congelatore dalla guerra fredda e dell'ideologia totalitaristica sovietica che ha impedito qualsiasi analisi introspettiva difforme dalla linea ufficiale, la quale era semplicemente quella di puntare il dito contro "la bestia nazifascista": cosa che, tra l'altro, consegnava di fatto all'URSS una buona arma propagandistica contro gli USA e  l'Occidente , rei di avere in qualche modo "amnistiato" la Germania e (in misura minore) l'Italia, consentendo loro di fare parte della NATO.

Per questa ragione fu obliterata ogni memoria scomoda, che potesse in qualche modo mettere in dubbio la "vocazione solidaristica e proletaria" delle popolazioni dell'est, per la quale era ideologicamente inconcepibile (oltre che politicamente inopportuno) ammettere l'esistenza di tensioni interetniche ed intraetniche in grado di scalfire la (molto presunta) uniformità del monolite socialista; e laddove tali tensioni erano impossibili da nascondere, si scelse di attribuirne la colpa a singoli individui, a bande di "mercenari", di "spostati" o di "criminali", all'azione disgregatrice di forze "antipopolari e retrive", ma mai e poi mai furono ammesse responsabilità collettive che potessero gettare ombre sul "popolo" tanto iconizzato  dell'ideologia socialista.

Allo stesso modo, nei territori dell'Est i massacri di ebrei furono de-etnicizzati,  facendo perdere la loro identità alle vittime, invariabilmente indicate come "pacifici cittadini" (o formule similari) senza alcun riferimento alla loro etnicità, o peggio ancora, alla loro religione. Tutte vittime del medesimo crimine "hitlerita", anche laddove i criminali erano, come in molti casi furono, i loro stessi vicini di casa.

In nome della "fratellanza socialista" per mezzo secolo le responsabilità nazionali (nel senso di nazione) furono letteralmente tombalizzate assieme ai morti, e si preferì fare un torto alle vittime (che oramai non potevano più protestare),  piuttosto che ammettere l'esistenza di diffuse forme di collaborazione anche, se non soprattutto, tra le popolazioni rurali che assieme agli operai ed ai soldati formavano la triade ideologica dell'immaginario socialista 

La Memoria fu quindi sterilizzata in nome dell'ideologia, sperando così di esorcizzarla in attesa che il tempo facesse il proprio dovere come inesorabile livella: e quanto questo sia stato drammaticamente ipocrita  e velleitario lo abbiamo visto nelle guerre della ex Jugoslavia. 

In questo stesso humus nasce secondo me la scelta del governo di Varsavia di rimozione di quella parte oscura del proprio passato, quasi come un ritorno al comodo rifugio di "colpevole innocenza" nel quale per 45 anni i polacchi e tutti gli altri, avevano vissuto indisturbati.

E' incredibile come gli estremisti di destra e di sinistra abbiano una forma mentis, un substrato e un'espressione "valoriale" per certi versi assolutamente sovrapponibile; incredibile solo all'apparenza però, perché - di fatto - nascono entrambi da filosofie totalitariste dove l'individuo in quanto "persona", cioè organismo avente dignità assoluta in quanto tale, non esiste; è solo un ingranaggio che si deve incastrare in un meccanismo molto più ampio (la Nazione, La Patria, il Popolo in senso ipocrita; de facto: l'elite dispotica dei pochi che tirannizza i tanti); un ingranaggio che se va fuori posto deve essere eliminato. In questo senso, al di là dei 40 anni di dominazione marxista, sovietico-comunista, non sorprende che un governo di estrema destra come quello polacco voglia mettere il bavaglio a chi vorrebbe fare i conti con la storia, perché ciò macchierebbe l'idea idolatra di perfezione che sta alla base del proprio castello ideologico (la Patria polacca in un caso, il Popolo sovrano, formato da agricoltori, operai e soldati, dall'altro). 

 

In Italia siamo stati "fortunati"; abbiamo "ospitato" il più grande partito comunista dell'Occidente finanziato direttamente da Mosca, e solo la tanto vituperata Democrazia Cristiana (io oserei dire: la tanto vituperata chiesa cattolica) ha impedito che venissimo fagocitati nella galassia sovietica. 

 

Ma vallo tu a raccontare al minus habens collettivista che il giorno della memoria delle foibe va alla manifestazione cosiddetta antirazzista (a proposito: chi ha autorizzato una manifestazione del genere il 10 di febbraio in un paese normale sarebbe indotto a dimissioni immediate) a cantare "ma che belle son le foibe da Trieste in giù". Mer.da allo stato liquido. Ovviamente le cronache del giornale che co.gliona i lettori (es Repubblica) ci raccontano che gli altri partecipanti della galassia antifascista si sono "dissociati". 

 

Siamo un paese senza speranza, mi dispiace. 

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1 ora fa, Ronnie O'Sullivan ha scritto:

E' incredibile come gli estremisti di destra e di sinistra abbiano una forma mentis, un substrato e un'espressione "valoriale" per certi versi assolutamente sovrapponibile; incredibile solo all'apparenza però, perché - di fatto - nascono entrambi da filosofie totalitariste dove l'individuo in quanto "persona", cioè organismo avente dignità assoluta in quanto tale, non esiste; è solo un ingranaggio che si deve incastrare in un meccanismo molto più ampio (la Nazione, La Patria, il Popolo in senso ipocrita; de facto: l'elite dispotica dei pochi che tirannizza i tanti); un ingranaggio che se va fuori posto deve essere eliminato. In questo senso, al di là dei 40 anni di dominazione marxista, sovietico-comunista, non sorprende che un governo di estrema destra come quello polacco voglia mettere il bavaglio a chi vorrebbe fare i conti con la storia, perché ciò macchierebbe l'idea idolatra di perfezione che sta alla base del proprio castello ideologico (la Patria polacca in un caso, il Popolo sovrano, formato da agricoltori, operai e soldati, dall'altro). 

 

In Italia siamo stati "fortunati"; abbiamo "ospitato" il più grande partito comunista dell'Occidente finanziato direttamente da Mosca, e solo la tanto vituperata Democrazia Cristiana (io oserei dire: la tanto vituperata chiesa cattolica) ha impedito che venissimo fagocitati nella galassia sovietica. 

 

Ma vallo tu a raccontare al minus habens collettivista che il giorno della memoria delle foibe va alla manifestazione cosiddetta antirazzista (a proposito: chi ha autorizzato una manifestazione del genere il 10 di febbraio in un paese normale sarebbe indotto a dimissioni immediate) a cantare "ma che belle son le foibe da Trieste in giù". Mer.da allo stato liquido. Ovviamente le cronache del giornale che co.gliona i lettori (es Repubblica) ci raccontano che gli altri partecipanti della galassia antifascista si sono "dissociati". 

 

Siamo un paese senza speranza, mi dispiace. 

È verissimo, purtroppo.

Le ideologie totalitarie cambiano il colore dell'abito ma mantengono il medesimo modus operandi, magari enfatizzando un tale aspetto al posto di un'altro, ma rimanendo comunque vincolate a precise liturgie. E di fatto i totalitarismi non sono  altro che delle religioni laiche, complete di un Dio (l'ideologia in sé), di un profeta (il duce/führer/conducator/piccolo padre), di dogmi religiosi (che in questo caso sono politici), di una Santissima Trinità (ein Volk,  ein Reich,  ein Führer/soviet di operai, contadini e soldati), di libri sacri (mein kampf, libretto rosso di Mao, quello verde di Gheddafi), di liturgie (parate, raduni, congressi), di chierici (SS,  camicie nere, commissari poliitici, NKVD, pasdaran), di luoghi di culto imponenti (l'arena di Norimberga, la Piazza Rossa, Piazza Venezia) di fedeli che pregano (ovvero che acclamano), per non parlare di un inferno in cui condannare infedeli ed eretici (lager,  gulag, laogai).

Addirittura di precise iconografie: ma come non paragonare ad esempio (a costo di apparire blasfemo) l'Ultima Cena di Da Vinci,  con il Crìsto al centro della tavola affiancato dai discepoli, alle fotografie della leadership sovietica alle parate del Primo Maggio,  con il compagno segretario al centro della scena e generali e papaveri ai suoi lati in preciso ordine di importanza? 

 

I totalitarismi sono religioni laiche e poco importa di che colore decidano di paludarsi,  se di nero, se di rosso o magari del verde Ayatollah/Al Baghdadi,  perché le cose che li accomunano sono molte di più di quelle che li dividono.

 

In Italia  per molti versi siamo stati fortunati a non  subire certe derive.

E a proposito di foibe, proprio stamattina,  parlando con una persona ci siamo ricordati un episodio poco noto, che molti hanno voluto dimenticare.

Ebbene, nell'immane casino della Venezia Giulia del 1943/48, in cui i locali aderenti alle formazioni comuniste garibaldine italiane di Gorizia, Trieste e Udine erano totalmente asserviti e succubi degli slavi del IX Korpus sloveno avendo essi rinunciato a qualsiasi specificità nazionale in nome di un "ideale superiore" portato dal socialismo internazionalista (anche qui, evidentemente, si trattava di confini come strisce sul terreno... .ehm ), una vicenda a dir poco tragicomica vide protagonisti, nell'immediato dopoguerra, circa 2.000 operai dei cantieri navali di Monfalcone,  di stretta osservanza stalinista: i quali, obbedendo all'irresistibile richiamo del suddetto ideale internazionalista decisero, ad un certo punto nel 1946 di abbandonare la borghese Italia per andare ad offrire il loro lavoro alla ricostruzione della disastrata Jugoslavia proletaria (nella fattispecie dei cantieri di Fiume, Spalato, Cattaro...).

Accolti con tutti gli onori in nome della fratellanza socialista, questi operai furono portati a fulgido esempio di virtù politiche..... fintanto che nel 1948, la rottura dei rapporti tra Stalin e Tito non li trasformò immediatamente (loro che erano stati ed erano rimasti rigorosamente stalinisti), in nemici dello Stato e del popolo jugoslavo, considerati alla stregua di pericolose spie e quindi rastrellati e rinchiusi nel campo di concentramento (jugoslavo) di Goli Otok  dove alcuni ne morirono.

 

Allo smacco ed al danno sia aggiunse poi la beffa: perché una volta liberati e rientrati in Italia (quella borghese  e reazionaria Italia che avevano abbandonato) si videro imporre dai loro stessi sodali e capi del PCI il, silenzio assoluto sulla vicenda, ché se divulgata avrebbe gettato un pesante discredito sull'intero movimento operaio e sul PCI in particolare.

Inutile dire che, fedeli alla linea ed ai dogmi di cui sopra,  i 2.000 obbedirono ad orecchie basse

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